Al confine tra gli antichi territori comunali di Assisi e Perugia, Sterpeto fu spesso al centro di aspre lotte tra due acerrimi nemici quali: la Perugia “guelfa” e l’Assisi “ghibellina”. Il Castelli di Sterpeto è nominato per la prima volta in un atto dell’anno 1056 con cui una tal Maria, figlia di Giovanni, con il consenso de Pepo, dona alla chiesa di San Rufino di Assisi i propri terreni con case, prati, vigne, oliveti, fichi e una parte dello stesso Castello di Sterpeto.

L’origine del toponimo rivela la presenza di “sterpi” ma il luogo doveva essere certamente ridente e sicuro. Posto sulla cima del colle dal quale dominava la valle, allora acquitrinosa e malsana. Questa particolare conformazione rese il territorio tra i più popolosi di tutto l’Assisano fin dall’epoca basso-medievale. Così, nel 1232, il castello diventerà la residenza “signorile” dei Fiumi, ben distinta dal “borgo” dove vivevano altri nuclei familiari detti “fuochi”.

Dalla fine del Trecento in avanti le vicende del castello saranno intrecciate a quelle della famiglia dei Fiumi di Assisi. Un esponente dei quali – Gentile di Bernardo di Guido de Fluminibus – nel 1394 risulta signore di un fortilizio esistente nella balìa di Sterpeto e prometteva fedeltà al perugino Biordo Michelotti.

Cruciale per la storia di queste mura furono gli anni che vanno dal 1438 al 1443 che videro il castello al centro, suo malgrado, dell’acerrima lotta tra i partigiani del papa e gli Sforzeschi di Milano i quali, dopo aver prestato fedeltà al pontefice, alla fine del giugno 1438 occuparono Assisi. Questo dominio scatenò le ire di Niccolò Piccinino, condottiero di ventura perugino, assoldato da papa Eugenio IV per rimpossessarsi delle terre occupate dal dominio sforzesco.

Furono mesi di pesanti devastazioni e predazioni che si conclusero con l’occupazione dell’area da parte del Piccinino che diede il castello di Sterpeto ad un suo stipendiato napoletano: Antonello Della Torre. Ma quest’ultimo ne godè ben poco poichè venne arrestato e giustiziato per aver trattato segretamente con lo Sforza durante i combattimenti. Sterpeto ne uscì malconcia da quest’avventura, tanto che la Comunità di Assisi ne esentò dai dazi i suoi abitanti per alcuni anni.

 

Fonte:  Francesco Santucci, Sterpeto d’Assisi, Perugia 1991 - Ed. Arte stampa